24 settembre 2009

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Respingimenti | Dagnino/Iacona

La testimonianza del fotogiornalista Enrico Dagnino sul respingimento di circa 70 migranti diretti in Italia e riportati in Libia dalla motonave Bovienzo della Guardia di Finanza, tra il 6 e il 7 maggio 2009. Dagnino è l'unico giornalista che si trovava a bordo della Bovienzo e che ha assistito al primo respingimento dal momento in cui è stato avvistato il gommone carico di migranti fino a quando sono stati letteralmente buttati sui pontili del porto di Tripoli. Le sue foto sono state pubblicate dal periodico Nigrizia, ma da nessun altro dei più noti organi di informazione tranne che dalla trasmissione Presa Diretta di Riccardo Iacona, da cui è tratto questo filmato

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Il mio corso di fotogiornalismo da Polifemo

Nel corso di fotogiornalismo organizzato da Polifemo gli allievi avranno come punto di riferimento non solo un docente fotografo professionista (io!) ma anche i redattori di una rivista tra le più autorevoli nel campo del giornalismo sociale. Grazie infatti alla collaborazione con la redazione di Terre di mezzo gli iscritti verranno messi a immediato e diretto contatto con richieste ed esigenze editoriali.

GUARDA I LAVORI DEGLI EX ALLIEVI

CHIUSURA ISCRIZIONI lunedì 05 ottobre 2009
Prima lezione mercoledì 14 ottobre 2009

DURATA CORSO:
60 ore, da ottobre 2009 a febbraio 2010.

FREQUENZA:
15 lezioni con cadenza settimanale: ogni mercoledì dalle 19 alle 23.

OBIETTIVO:
il corso intende formare figure professionali qualificate nell’ambito dell’ideazione e produzione di reportage fotografici a contenuto giornalistico. Il corso fornisce agli iscritti le principali conoscenze teoriche e pratiche necessarie ad affrontare un lavoro di foto-inchiesta, dalla scelta dell’argomento con l’impostazione di un corretto angolo visuale, fino allo scatto finale e alla composizione di un portfolio d’immagini.

PROGRAMMA DEL CORSO:
Il corso si articola in 4 sezioni che forniranno agli studenti gli strumenti teorici e pratici per organizzare, realizzare e diffondere un fotoreportage.
Lezioni introduttive: storia del fotogiornalismo, linguaggio fotografico, struttura dell’inchiesta giornalistica.
Preparazione del reportage: individuazione del tema, inchiesta e documentazione, organizzazione del servizio.
Realizzazione del reportage: vedere, rapportarsi con la gente, capire, scattare; eventuali ampliamenti e revisioni del servizio.
Diffusione del reportage: selezione delle immagini, editing, presentazione del servizio, canali di diffusione del lavoro finito.
Ogni modulo prevede delle esercitazioni da svolgersi fuori dall'orario di lezione, che verranno assegnate e analizzate in aula dai docenti.

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DOCENTE: Leonardo Brogioni

MOSTRA DI FINE CORSO:
le lezioni si concludono con un project work finale realizzato sul campo, che costituirà il portfolio personale dell’allievo e che verrà esposto durante una mostra collettiva organizzata nello spazio di Polifemo a La Fabbrica del Vapore.

REQUISITI:
buona conoscenza di base della tecnica fotografica; possesso di una fotocamera personale; computer e software verranno messi a disposizione da Polifemo.

PARTECIPANTI:
max 10 allievi. Le iscrizioni si effettuano fino ad esaurimento dei posti disponibili.

TITOLO RILASCIATO:
attestato di frequenza.

COSTO DEL CORSO:
€ 1.000

MODALITA’ DI PAGAMENTO:
quota iscrizione del 30% e saldo ad inizio corso.


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Per informazioni:
Polifemo | La Fabbrica del Vapore
Via Procaccini 4 | 20154 Milano
02.36521349 |corsi@polifemo.org

18 settembre 2009

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L'agenzia Grazia Neri in liquidazione

I rumors di questi giorni sembrano trovare conferma: ecco due articoli da autorevoli fonti

11 settembre 2009

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Il menù dei giornali e la fame dei lettori

Riporto questo articolo scritto da Stephan Faris per Time e pubblicato in Italia da Internazionale n.810 a pagina 24. Molte, ma non tutte, le considerazioni condivisibili: come al solito le analisi e le riflessioni più interessanti arrivano dall'estero.

Il menù dei giornali e la fame dei lettori

Ogni discussione su quello che non va nella politica italiana porta inevitabilmente alla domanda su cos'è che non va nei mezzi d'informazione. In un Paese dove il Presidente del Consiglio controlla le tv, solo una persona su dieci compra i quotidiani mentre - secondo la World association of newspaper - negli Stati Uniti lo fa una su cinque e in Giappone tre su cinque.
Il problema sembra essere lo scarso appetito degli italiani per l'informazione. Ma se la colpa fosse invece del menù?
A Luglio, durante un festival letterario in Sardegna, ho potuto constatare l'insoddisfazione dei lettori. Quando in un incontro sui mezzi d'informazione ho fatto notare che i giornalisti italiani sembrano scrivere per i loro colleghi, per i politici o per il piacere di leggersi, il pubblico ha applaudito. E nel dibattito successivo molti hanno chiesto perchè nessuno scrive le notizie per i lettori.
La situazione non è molto diversa rispetto a cinquant'anni fa, quando il giornalista Enzo Forcella sostenne che i quotidiani italiani erano scritti per millecinquecento lettori: ministri, parlamentari, dirigenti di partito, sindacalisti e industriali. Le notizie, scrisse Forcella, sono pubblicate nell'"atmosfera delle recite in famiglia, con protagonisti che si conoscono sin dall'infanzia, si offrono a vicenda le battute, parlano una lingua allusiva".
Secondo Paolo Mancini, professore di sociologia delle comunicazioni all'università di Perugia, la stampa italiana è sempre stata scritta da e per gli intellettuali. Le pagine culturali dei principali quoditiani hanno l'aria di una rivista accademica. La grafica e l'impaginazione sono dense e confuse. Le foto sono spesso ritratti delle solite facce. Quando esplode un caso politico, le prime pagine ospitano anche cinque diversi articoli di giornalisti di punta che espongono il loro parere. Raramente si spiega il contesto.
Si è detto molto del controllo di Berlusconi sulla tv italiana, ma anche il mondo dei giornali ha dei conflitti d'interesse. La Fiat ha quote di controllo nel Corriere della Sera e ne La Stampa. La Repubblica è di Carlo De Benedetti, rivale in affari di Berlusconi, con interessi nei settori dell'energia, dell'auto e della sanità. Il Sole 24 Ore è della Confindustria. "Gli imprenditori italiani dipendono dalla politica", spiega Riccardo Franco Levi, parlamentare d'opposizione ed ex direttore dell'Indipendente, un quotidiano che ha avuto vita breve. "Lo spazio per un giornalismo combattivo è molto limitato".
Nell'Italia di oggi non mancano nemmeno le ingerenze dirette del governo. A giugno Berlusconi ha invitato gli industriali a non comprare spazi pubblicitari sui giornali che "cantano le canzoni del disfattismo e del catastrofismo", cioè quelli che raccontano la sua vita privata. "Sarebbe accettabile in altre parti del mondo?", si chiede Levi.
Non c'è da sorprendersi se gli italiani si rivolgono a fonti di informazione alternative. Negli ultimi anni hanno avuto successo i quotidiani gratuiti, distribuiti alle fermate della metropolitana. Hanno budget limitati ma offrono ai lettori qualcosa di nuovo: l'informazione nuda e cruda. (...) Su internet il blog del comico Beppe Grillo ha un grande seguito. Stesso discorso per Dagospia, la risposta italiana di sinistra a Drudge Report.
La crisi che colpisce i giornali di tutto il mondo non fa eccezione in Italia. Si prevede che a settembre più di cinquecento giornalisti perderanno il posto. In questa situazione sorprende la domanda di un altro tipo di giornalismo. L'anno scorso ho partecipato al Festival di Internazionale (...). Le sale erano strapiene e gli spettatori si sedevano in piazza per ascoltare i dibattiti dagli altoparlanti. Le vendite dei giornali sono generalmente in calo, ma Internazionale vende il 25% di copie in più rispetto all'anno scorso.
In Italia gli editori che ci tengono a salvare i loro giornali potrebbero provarci cominciando con il soddisfare la fame dei loro lettori.

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mostra VITA FANTASMA fotografie di Luciano D'Inverno | Il lavoro nell'Italia contemporanea

07 settembre 2009

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giovedì 10 settembre incontro con VITO LIVERANI fotogiornalista