17 dicembre 2011

Monochrome


L'editoria preferisce il colore, le fotografie in bianco e nero faticano ad essere apprezzate e pubblicate da redattori e direttori. Il comprensibile problema tecnico (stampare bene tipograficamente le immagini a colori e' oggettivamente difficile) non e' il motivo principale di questa tendenza.
La fotografia e' giovane, ha circa 170 anni, e gran parte della sua storia e' stata scritta con la luce in bianco e nero. Il primo autore ad usare con efficacia e consapevolezza la fotografia a colori fu Garry Winogrand all'inizio degli anni sessanta. Piu' di cento anni in bianco e nero lasciano dei segni nell'immaginario collettivo. Ciò e' particolarmente vero in Italia, dove l'influenza degli anni d'oro del cinema, con il neorealismo e la Dolce Vita, hanno reso in bianco e nero anche i migliori ricordi e la memoria. Inevitabile collocare in una dimensione altra le foto in bianco e nero. O paiono "datate", appartenenti ad un altro tempo o ad un'altra epoca, oppure - come si sente spesso nel parlare comune - sono considerate "artistiche". In ogni caso non sono lo strumento ideale per raccontare con un linguaggio universale ciò che sta succedendo nel mondo, come dovrebbe fare il giornalismo anche fotografico. La loro dimensione autoriale fa passare in secondo piano la funzione divulgativa. L'opposto di ciò  che deve fare l'informazione. Come diceva il noto reporter Ryszard Kapuściński: se avessi voluto fare l'artista avrei scritto poesie, ma sono un giornalista e devo utilizzare un linguaggio comprensibile a piu' persone possibile (ho citato a memoria esprimendo il concetto, magari le parole non sono proprio esatte). 
Sembra che il problema sia meno sentito o addirittura non esista in altri paesi, come dimostrano i casi di Tewfic El-Sawi e di Moises Saman, i quali non esitano a proporre e pubblicare la stessa immagine sia a colori che in bianco e nero. Addirittura la medesima fotografia di Saman e' stata pubblicata a colori dal Denver Post e in bianco e nero dal New York Times
Resta comunque la questione della contemporaneità di tale tipo di fotografia. Il linguaggio del bianco e nero oggi e' ancora troppo legato ai modelli degli anni settanta, anche autori celebri e celebrati risentono di tale influenza.  
Due progetti che ho visto recentemente tentano di discostarsi dal classicismo del fotogiornalismo monochrome (come lo chiamano gli anglofoni): The Old One Two: Underground Boxing in New York di Devin Yalkin e The Family di Jocelyn Bain Hogg. Molto interessanti, ma ancora non sufficienti per allontanarsi dai canoni del bianco e nero di quaranta anni fa.
Si fa fatica ad attualizzare la fotografia in bianco e nero e questa sarà probabilmente la sfida cui si dedicheranno molti fotogiornalisti nei prossimi anni

2 commenti:

Fulvio ha detto...

Trovo molto interessante il tuo post Leonardo. Non comprendo però perché i fotogiornalisti dovrebbero dedicarsi a rinnovare nel futuro il linguaggio del bianco e nero. Se la rete e i nuovi media vivono a colori e addirittura introducono movimenti e suoni, dedicarsi a immagini fisse in bianco e nero mi pare ormai solo una scelta autoriale e stilistica come un'altra. A volte farà gioco alla narrazione, anche parziale, ei fatti altre volte no. Punto. IL resto mi sembra riguardi gli artisti che usano il fotografico.

Un caro saluto.
Fulvio.

Leonardo Brogioni ha detto...

Nessun obbligo e nessun dovere da parte dei fotogiornalisti, caro Fulvio: ho scritto "probabilmente", perchè ritengo che il livello di attualizzazione del linguaggio fotografico raggiunto con il b&n sia molto inferiore a quello ottenuto con il colore. Certo è una scelta autoriale e stilistica come un'altra, dove però le possibilità sono aperte e penso che qualcuno abbia la voglia e le possibilità per cercarle. Grazie del tuo messaggio.