09 dicembre 2011

Shoes-phone

L'interessante intervista al giornalista inglese del Guardian, Paul Lewis, pubblicata su Cafebabel.it e ripresa da LSDI rende anacronistica la vignetta soprastante (già vista su questo blog). Il giornalista del futuro (multimediale, ovviamente) abbisogna soltanto di uno smart phone.

Il giovane "miglior giornalista britannico dell'anno" in agosto girava le strade di Londra cammuffato da anarchico incappucciato, bisognava raccontare i riots, e bastava un blackberry: ‘’Sì, i 140 caratteri di Twitter sono giornalismo e forse anche di più, ma erano solo la prima fase del mio lavoro. Pubblicavo foto istantanee e audio, poi passavo alla seconda fase: live blogging, articoli di 60 parole per il sito, di 2.500 battute per il giornale. E venivo sommerso di telefonate: CNN, Al Jazeera, BBC, tutti mi chiedevano di raccontare quello che succedeva’’.

Lewis nell'intervista (che vi consiglio di leggere seguendo tutti i link contenuti) parla anche di citizen journalism, social network e crowd sourcing, riuscendo con poche e precise parole a tracciare lo stato dell'arte del giornalismo contemporaneo (multimediale, ovviamente).

Ma prima di correre a scegliere le nuove tecniche e tecnologie di comunicazione che il Mercato mette a disposizione, sara' bene notare che gli strumenti primari e indispensabili per qualsiasi tipo di giornalista non sono ne' pc, ne' telefoni, ne' tablet, ne' wi-fi (dei quali occorre fare copioso e buon uso) ma solo la curiosità e un buon paio di scarpe. Stare connessi 24 ore su 24 non significa fare informazione ma solo trastullarsi con internet, a meno che non si decida di scendere in campo, guardare, ascoltare, annusare, toccare, camminando.

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