21 gennaio 2012

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Fair Use

Una decisione dello scorso 18 marzo del Giudice Deborah A. Batts della United States District Court Southern District of New York ha innescato un dibattito ancora in corso sul cosiddetto fair use, clausola della legislazione statunitense (utilizzata, come vedremo, anche in Italia) che permette la citazione non autorizzata o l'incorporazione di materiale protetto da copyright nell'opera di un altro autore, sotto alcune condizioni. 

Ma prima la cronaca. 

L'artista statunitense Richard Prince – uno dei principali esponenti della Appropriation Art, filone artistico che prevede l’utilizzo di opere altrui quale base della propria rielaborazione artistica – è stato condannato per plagio per aver utilizzato, nelle sue opere, le fotografie contenute nella collezione "Yes, Rasta" del fotografo francese Patrick Cariou

Il giudice Batts, verificando che "some of the paintings… consist almost entirely of images taken from Yes, Rasta, albeit collaged, enlarged, cropped, tinted, and/or over-painted" e che “the Photos have never been sold or licensed for use other than in the Yes, Rasta book”, dopo un'attenta analisi del caso, non ha ritenuto che ricorresse alcuna delle ipotesi di fair use previste dal Copyright Act, secondo il quale qualsiasi opera è suscettibile di reinterpretazione qualora da tale reinterpretazione nasca una nuova opera destinata "to promote the Progress of Science and useful Arts".

Negli States infatti il principio del fair use rende le opere protette da copyright disponibili al pubblico come materiale grezzo senza la necessità di autorizzazione, a condizione che tale libero utilizzo soddisfi le finalità della legge sul copyright, che la costituzione degli Stati Uniti d'America nel suo primo emendamento definisce come promozione "del progresso della scienza e delle arti utili".

Pare dunque che la legge consenta al giudice di dare un giudizio critico sulle opere, permettendogli di decretarle artistiche o meno. Ma la questione in realtà e' molto piu' formale e tecnica.

Come si puo' leggere su questo ottimo sito della University of Minnesota, la giurisprudenza statunitense ha elaborato quattro fattori, da valutare congiuntamente, per determinare l'esistenza o meno di fair use, con l'avvertenza che un solo fattore non è da solo sufficiente per ammetterlo o escluderlo a priori. Tali fattori sono:

  1. L'oggetto e la natura dell'uso, in particolare se ha natura commerciale oppure didattico e senza scopo lucrativo.
  2. La natura dell'opera protetta.
  3. La quantità e l'importanza della parte utilizzata in rapporto all'insieme dell'opera protetta.
  4. Le conseguenze di questo uso sul mercato potenziale o sul valore dell'opera protetta.

Insomma ci sono tutti gli strumenti per evitare di trasformare un giudice in un critico d'arte, ma e' lo stesso un bel ginepraio.

Le valutazioni in pratica saranno essenzialmente economiche, così come le conseguenze della sentenza del giudice Batts che già fa tremare galleristi e artisti.

Per la cronaca, in Italia abbiamo il fair use (che fortunatamente non prende nemmeno in considerazione la possibilità di usare opere altrui come materiale per rielaborazioni artistiche e quindi svicola alla grande il ginepraio di cui sopra), ma limita il concetto alle attività didattiche e scientifiche. 

Nel 2007 il parlamento ha infatti stabilito che 

Dopo il comma 1 dell'articolo 70 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, è inserito il seguente:

«1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell'università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all'uso didattico o scientifico di cui al presente comma».

Se io posso pubblicare le immagini delle opere di Prince contenute in questo post e' proprio grazie a questo comma della mitica legge sul diritto d'autore del 1941 della quale sono un fan sfegatato. Anzi, quasi quasi ci apro una pagina su Facebook.

18 gennaio 2012

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il mio corso di fotogiornalismo da Polifemo


12 gennaio 2012

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Aliaa e Veena

Da tempo sostengo che la frase "una foto vale piu' di mille parole" e' un luogo comune ormai anacronistico. Nei progetti fotogiornalistici e' l'insieme delle immagini a dare importanza al lavoro o a dare senso ad una storia; le contaminazioni tra fotografia, giornalismo e nuove tecnologie danno vita a prodotti multimediali sempre piu raffinati dove la fotografia e' solo uno degli strumenti impiegati; le didascalie sono sempre piu' indispensabili all'informazione o alla comprensione.
E' sempre piu' raro il caso in cui una singola fotografia sia piu efficace delle parole che invece diventano complementari ad essa.
Due immagini che hanno fatto il giro del mondo mi hanno fatto riflettere su questa mia posizione.
Aliaa Magda Mahdy e' una ragazza egiziana che non ha esitato a pubblicare sul suo blog un autoritratto in cui compare nuda. Lo potete vedere qui (ne hanno parlato anche il New York Times e il Guardian). Scandalo per la cultura islamica in generale e per quella egiziana in particolare.
Veena Malik, un'attrice e modella eroina dei pakistani piu' progressisti, ha posato semi nuda per la copertina della rivista indiana FHM, esibendo sul braccio un tatuaggio con la scritta ISI (il nome dei servizi segreti pakistani) suscitando ire ed indignazione degli islamisti piu' radicali e nazionalisti. Cliccate qui per vedere l'immagine.
Entrambe le foto rappresentano la volonta' e il bisogno di emancipazione della donna in paesi dove la cultura maschilista e' ancora viva e vegeta.
La prima conferma quanto sostengo: senza una spiegazione, scritta o verbale, l'immagine non riesce ad essere efficace, diventa una delle tante foto di nudo presenti in rete. Ma con una minima didascalia o con un breve e testo di presentazione ecco che il suo valore politico emerge prepotentemente.
La seconda e' una foto che rappresenta un'esibizione politico-artistica, e' la foto di un simbolo usato in maniera scandalosa e provocatoria per certa parte della popolazione pakistana. Efficace solo in quel luogo e nei confronti di certe persone. A noi non fa n'è caldo n'è freddo, neanche se pensassimo ad una signora italiana nuda con una svastica sul braccio riusciremmo a raggiungere lo stesso grado di potenza. Ma li' e ora evidentemente funziona. In tal senso forse una foto vale piu' di mille parole: come documento probatorio di una performance che vuole sollecitare la necessita' di un cambiamento nei costumi e nella mentalita'.

23 dicembre 2011

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Santa Glove

Quest'anno ho chiesto solo una cosa a Babbo Natale, la vedete sotto e la trovate qui ... mai piu' senza!


17 dicembre 2011

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Monochrome


L'editoria preferisce il colore, le fotografie in bianco e nero faticano ad essere apprezzate e pubblicate da redattori e direttori. Il comprensibile problema tecnico (stampare bene tipograficamente le immagini a colori e' oggettivamente difficile) non e' il motivo principale di questa tendenza.
La fotografia e' giovane, ha circa 170 anni, e gran parte della sua storia e' stata scritta con la luce in bianco e nero. Il primo autore ad usare con efficacia e consapevolezza la fotografia a colori fu Garry Winogrand all'inizio degli anni sessanta. Piu' di cento anni in bianco e nero lasciano dei segni nell'immaginario collettivo. Ciò e' particolarmente vero in Italia, dove l'influenza degli anni d'oro del cinema, con il neorealismo e la Dolce Vita, hanno reso in bianco e nero anche i migliori ricordi e la memoria. Inevitabile collocare in una dimensione altra le foto in bianco e nero. O paiono "datate", appartenenti ad un altro tempo o ad un'altra epoca, oppure - come si sente spesso nel parlare comune - sono considerate "artistiche". In ogni caso non sono lo strumento ideale per raccontare con un linguaggio universale ciò che sta succedendo nel mondo, come dovrebbe fare il giornalismo anche fotografico. La loro dimensione autoriale fa passare in secondo piano la funzione divulgativa. L'opposto di ciò  che deve fare l'informazione. Come diceva il noto reporter Ryszard Kapuściński: se avessi voluto fare l'artista avrei scritto poesie, ma sono un giornalista e devo utilizzare un linguaggio comprensibile a piu' persone possibile (ho citato a memoria esprimendo il concetto, magari le parole non sono proprio esatte). 
Sembra che il problema sia meno sentito o addirittura non esista in altri paesi, come dimostrano i casi di Tewfic El-Sawi e di Moises Saman, i quali non esitano a proporre e pubblicare la stessa immagine sia a colori che in bianco e nero. Addirittura la medesima fotografia di Saman e' stata pubblicata a colori dal Denver Post e in bianco e nero dal New York Times
Resta comunque la questione della contemporaneità di tale tipo di fotografia. Il linguaggio del bianco e nero oggi e' ancora troppo legato ai modelli degli anni settanta, anche autori celebri e celebrati risentono di tale influenza.  
Due progetti che ho visto recentemente tentano di discostarsi dal classicismo del fotogiornalismo monochrome (come lo chiamano gli anglofoni): The Old One Two: Underground Boxing in New York di Devin Yalkin e The Family di Jocelyn Bain Hogg. Molto interessanti, ma ancora non sufficienti per allontanarsi dai canoni del bianco e nero di quaranta anni fa.
Si fa fatica ad attualizzare la fotografia in bianco e nero e questa sarà probabilmente la sfida cui si dedicheranno molti fotogiornalisti nei prossimi anni

15 dicembre 2011

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L'appello di Fotografia e Informazione

Pubblico un appello che vi prego di non sottovalutare.

Proviene dall'associazione Fotografia & Informazione della quale faccio parte e con la quale collaboro a titolo gratuito.
L'archivio web del sito fotoinfo.net adesso rischia la scomparsa, ma è un patrimonio per chiunque si occupi o si interessi di fotogiornalismo.
Se non potete fare niente dal punto di vista economico vi prego almeno di inoltrare questo messaggio e di condividere su facebook la nota ad esso dedicata che trovate cliccando qui.

Grazie

14 dicembre 2011

Cari soci, colleghi, lettori, amici di Fotografia & Informazione,

da qualche settimana siamo vittime di un attacco informatico che ha reso inutilizzabile il nostro sito.
Abbiamo effettuato vari ripristini e tentativi di riparazione con gli strumenti a nostra disposizione, con risultati temporanei puntualmente annientati da successivi attacchi. Ci è stato consigliato, o meglio ci è stato prescritto da chi gestisce i server che ospitano il sito, di trasferire il tutto su una piattaforma di più recente strutturazione e progettazione e perciò più sicura e non vulnerabile ad eventuali nuovi attacchi.

Il lavoro qualificato di chi dovrà riprogettare il sito, costerà parecchi quattrini: soldi che al momento non abbiamo in cassa. Per questo vi chiediamo un aiuto.
In tempi di comuni ristrettezze, siamo consapevoli di chiedervi uno sforzo.
Noi sappiamo però, e vogliamo comunicarvelo con l'urgenza che merita, che la posta in gioco è la nostra stessa sopravvivenza su Internet cioè la continuazione delle attività di Fotografia & Informazione e del suo sito www.fotoinfo.net.

Tutto ciò avviene in singolare concomitanza con la prima edizione del premio di fotogiornalismo multimediale che noi di Fotografia & Informazione abbiamo ideato, nonché interamente curato e finanziato, e che si è ufficialmente concluso con la consegna del premio a Bari a fine novembre in occasione del MEI (Meeting degli indipendenti). Il vincitore, Rino Pucci, si è aggiudicato il premio con l'opera "One day on two wheels (Five stories of Londoners)" con la seguente motivazione: "per l'interesse giornalistico e l'utilizzo complessivo di tutti gli strumenti del linguaggio multimediale in un contesto narrativo ben articolato: l'efficace sceneggiatura, il sapiente uso della fotografia, l'ottimo utilizzo del supporto audio, il montaggio e la grafica, funzionali alla fruizione sul web, e non solo."

Ci rivolgiamo a questo punto proprio a voi, che in passato avete dimostrato apprezzamento per il lavoro che stiamo portando avanti da oltre dodici anni, faticosamente ma tenacemente. Vorremmo poter continuare a fornire a tutti i nostri visitatori la possibilità di consultare i nostri archivi, oltre ai nostri contributi e commenti sempre aggiornati sui fatti rilevanti del fotogiornalismo italiano e mondiale. Vi forniamo alcuni numeri, per darvi un'idea delle cifre di tutto rispetto che caratterizzano le attività del nostro sito:

-       una media di 12/15mila visitatori mensili, con circa 50mila pagine lette al mese,
-       le sezioni Osservatorio, Riflessioni, Speciale, Visioni, Libri con numerosi articoli di commento, riflessione, segnalazione, recensione, tutti disponibili e archiviati cronologicamente,
-       centinaia di notizie e segnalazioni aggiornate di mostre, eventi, appuntamenti, convegni, incontri, festival,
-       la sezione con i premi di fotogiornalismo, autentica collezione dei premi più rilevanti a livello mondiale,
-       alcune sezioni con contenuti rari, preziosi, introvabili altrove, come ad esempio quella delle tesi di laurea, in cui molti lavori ospitati hanno registrato oltre 10mila ingressi ciascuno,
-       il canale dedicato alle scuole di fotogiornalismo, che ha permesso a centinaia di frequentatori del sito di orientarsi e di scegliere tra le scuole di maggiore prestigio internazionale,
-       i resoconti e i podcast di convegni, incontri, presentazioni.

Tutto questo, e altro ancora, rischia di scomparire, o meglio, di non riapparire mai più essendo al momento già off-line per i problemi fin qui spiegati.

Forse non è inutile ricordarvi anche che, mentre chi scrive sul nostro sito lo fa a titolo di volontariato e non viene, quindi, retribuito, chi lo cura dal punto di vista grafico e tecnico e chi fornisce i servizi e lo spazio web chiede, com'è giusto, di essere compensato. A Fotografia & Informazione, perciò, non resta che affidarsi alla solidarietà di tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo di una cultura fotogiornalistica nel nostro Paese.
Non permettete che fotoinfo.net scompaia: consentite al sito di sopravvivere e all'associazione di continuare a operare con la serietà e l'impegno di sempre. Ogni contributo sarà in tal senso prezioso.
Potete dimostrare il vostro sostegno economico tramite bonifico bancario intestato a:

Associazione Fotografia & Informazione
Banca Sella Milano 2
IBAN    IT78L0326801602052878286970

Vi siamo riconoscenti anticipatamente per il supporto che vorrete darci.

Fotografia & Informazione

09 dicembre 2011

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Air-phone

A ragione il Time ha inserito tra le migliori dieci immagini del 2011 una fotografia scattata con un i-phone dall'oblò di un aereo a 35.000 piedi di altezza sopra la Florida, raffigurante la partenza dello Shuttle. 
Stefanie Gordon, una passeggera del volo New York - Palm Beach del 16 Maggio scorso e autrice dell'immagine, arrivata a destinazione l'ha postata su Twitter e da quel momento e' stata subissata da richieste di intervista da parte di svariati organi di informazione, mentre la sua fotografia veniva mostrata da tutti i telegiornali. Certo alla foto in questione manca la progettualità, e' frutto del caso, contiene pure un fastidioso riflesso dell'oblò, ma e' efficace, spettacolare, unica e anche tecnicamente buona.
I cittadini partecipano all'informazione e, consapevolmente o meno, si sostituiscono ai giornalisti. A questi ultimi il compito di saper riconoscere e sfruttare il materiale utile a fare informazione. Proprio come dice Paul Lewis: ‘’Siamo di meno, ma possiamo attingere a una fonte inesauribile di notizie. E’ un momento esaltante per fare giornalismo’’.

Ph. Stefanie Gordon

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Shoes-phone

L'interessante intervista al giornalista inglese del Guardian, Paul Lewis, pubblicata su Cafebabel.it e ripresa da LSDI rende anacronistica la vignetta soprastante (già vista su questo blog). Il giornalista del futuro (multimediale, ovviamente) abbisogna soltanto di uno smart phone.

Il giovane "miglior giornalista britannico dell'anno" in agosto girava le strade di Londra cammuffato da anarchico incappucciato, bisognava raccontare i riots, e bastava un blackberry: ‘’Sì, i 140 caratteri di Twitter sono giornalismo e forse anche di più, ma erano solo la prima fase del mio lavoro. Pubblicavo foto istantanee e audio, poi passavo alla seconda fase: live blogging, articoli di 60 parole per il sito, di 2.500 battute per il giornale. E venivo sommerso di telefonate: CNN, Al Jazeera, BBC, tutti mi chiedevano di raccontare quello che succedeva’’.

Lewis nell'intervista (che vi consiglio di leggere seguendo tutti i link contenuti) parla anche di citizen journalism, social network e crowd sourcing, riuscendo con poche e precise parole a tracciare lo stato dell'arte del giornalismo contemporaneo (multimediale, ovviamente).

Ma prima di correre a scegliere le nuove tecniche e tecnologie di comunicazione che il Mercato mette a disposizione, sara' bene notare che gli strumenti primari e indispensabili per qualsiasi tipo di giornalista non sono ne' pc, ne' telefoni, ne' tablet, ne' wi-fi (dei quali occorre fare copioso e buon uso) ma solo la curiosità e un buon paio di scarpe. Stare connessi 24 ore su 24 non significa fare informazione ma solo trastullarsi con internet, a meno che non si decida di scendere in campo, guardare, ascoltare, annusare, toccare, camminando.