Una decisione dello scorso 18 marzo del Giudice Deborah A. Batts della United States District Court Southern District of New York ha innescato un dibattito ancora in corso sul cosiddetto fair use, clausola della legislazione statunitense (utilizzata, come vedremo, anche in Italia) che permette la citazione non autorizzata o l'incorporazione di materiale protetto da copyright nell'opera di un altro autore, sotto alcune condizioni.
Ma prima la cronaca.
L'artista statunitense Richard Prince – uno dei principali esponenti della Appropriation Art, filone artistico che prevede l’utilizzo di opere altrui quale base della propria rielaborazione artistica – è stato condannato per plagio per aver utilizzato, nelle sue opere, le fotografie contenute nella collezione "Yes, Rasta" del fotografo francese Patrick Cariou.
Il giudice Batts, verificando che "some of the paintings… consist almost entirely of images taken from Yes, Rasta, albeit collaged, enlarged, cropped, tinted, and/or over-painted" e che “the Photos have never been sold or licensed for use other than in the Yes, Rasta book”, dopo un'attenta analisi del caso, non ha ritenuto che ricorresse alcuna delle ipotesi di fair use previste dal Copyright Act, secondo il quale qualsiasi opera è suscettibile di reinterpretazione qualora da tale reinterpretazione nasca una nuova opera destinata "to promote the Progress of Science and useful Arts".
Negli States infatti il principio del fair use rende le opere protette da copyright disponibili al pubblico come materiale grezzo senza la necessità di autorizzazione, a condizione che tale libero utilizzo soddisfi le finalità della legge sul copyright, che la costituzione degli Stati Uniti d'America nel suo primo emendamento definisce come promozione "del progresso della scienza e delle arti utili".
Pare dunque che la legge consenta al giudice di dare un giudizio critico sulle opere, permettendogli di decretarle artistiche o meno. Ma la questione in realtà e' molto piu' formale e tecnica.
Come si puo' leggere su questo ottimo sito della University of Minnesota, la giurisprudenza statunitense ha elaborato quattro fattori, da valutare congiuntamente, per determinare l'esistenza o meno di fair use, con l'avvertenza che un solo fattore non è da solo sufficiente per ammetterlo o escluderlo a priori. Tali fattori sono:
- L'oggetto e la natura dell'uso, in particolare se ha natura commerciale oppure didattico e senza scopo lucrativo.
- La natura dell'opera protetta.
- La quantità e l'importanza della parte utilizzata in rapporto all'insieme dell'opera protetta.
- Le conseguenze di questo uso sul mercato potenziale o sul valore dell'opera protetta.
Insomma ci sono tutti gli strumenti per evitare di trasformare un giudice in un critico d'arte, ma e' lo stesso un bel ginepraio.
Le valutazioni in pratica saranno essenzialmente economiche, così come le conseguenze della sentenza del giudice Batts che già fa tremare galleristi e artisti.
Per la cronaca, in Italia abbiamo il fair use (che fortunatamente non prende nemmeno in considerazione la possibilità di usare opere altrui come materiale per rielaborazioni artistiche e quindi svicola alla grande il ginepraio di cui sopra), ma limita il concetto alle attività didattiche e scientifiche.
Nel 2007 il parlamento ha infatti stabilito che
Dopo il comma 1 dell'articolo 70 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, è inserito il seguente:
«1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell'università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all'uso didattico o scientifico di cui al presente comma».
Se io posso pubblicare le immagini delle opere di Prince contenute in questo post e' proprio grazie a questo comma della mitica legge sul diritto d'autore del 1941 della quale sono un fan sfegatato. Anzi, quasi quasi ci apro una pagina su Facebook.









